Panorama della sanità


Articolo estratto da Panorama della Sanità – n. 8 Agosto 2021

L’ETICA DEI DIRITTI E DELLE LIBERTÀ

L’etica dei diritti e delle libertà

Il panorama dell’epidemia è purtroppo ancora preoccupante con la diffusione del virus e la sua letalità alimentata dalle varianti e sostenuta da quanti oggi rifiutano la vaccinazione, ieri e domani anche la mascherina

di Giandomenico Nollo

Senso Civico, il significato sembra di non facile traduzione, se addirittura Wikipedia si è arresa e non propone soluzioni. Ci viene però incontro l’Istat che ne dà una definizione tecnica priva di fronzoli e interpretazioni particolari: “per senso civico dei cittadini ci si riferisce a quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità”.
Rispetto degli altri e delle regole di vita in comunità sono gli elementi basilari della vita democratica, eppure sembra che, forse inconsapevolmente, forse colpevolmente, l’essere umano in modo abbastanza trasversale per genere ed età indulga facilmente nella trasgressione e rifiuto di queste regole, per altro cangianti e mutevoli in funzione del contesto storico e sociale.
È accesa in queste ore la discussione sul certificato di vaccinazione (Green pass), ma partendo dalla logica di rispetto dell’altro e delle regole di vita sociale quale senso ha questa discussione? Qual è il diritto del singolo di arrecare danno alla salute dell’altro? Di essere attore della diffusione del virus? Di essere causa di ulteriori blocchi e restrizioni che andrebbero a colpire tutti indistintamente? Per combattere questa pandemia e provare a tornare a una vita “comunitaria” abbiamo a disposizione non molti strumenti. I primi sono a carico del singolo: mascherine e vaccini i secondi a carico delle istituzioni: contact tracing e blocchi selettivi. Quale diritto superiore possiamo invocare per non accettare di adeguarci a questo e attraverso i nostri comportamenti e sacrifici, non contribuire alla vita comunitaria?… CONTINUA>>


Articolo estratto da Panorama della Sanità – n. 7 Luglio 2021

Bastano i soldi per rinnovare il Ssn?

No, servono dati, professionisti e Hta. Mi chiedo come sia possibile immaginare una così profonda ristrutturazione e immissione di tecnologie, senza un preciso programma di valutazione ex ante e di monitoraggio e aggiustamento ex post

di Giandomenico Nollo

Il primo progetto importante di telemedicina a cui ho lavorato risale alla fine degli anni Ottanta; se guardo alle tecnologie di allora sembra preistoria, dagli anni Ottanta in poi lo sviluppo di progettualità, di tecnologie e di innovazione è stato impetuoso. Dagli approcci pionieristici di teleconsulto cardiologico, siamo oggi arrivati a proposte di assistenza e cura più complesse e omnicomprensive come la tele-visita, la tele-riabilitazione, l’assistenza a domicilio con tecnologie di Intelligenza Artificiale per la vita autonoma e indipendente. Oggi, (speriamo) all’uscita di questa grave crisi pandemica, che ha bruciato 10 anni di guadagni in aspettativa di vita (1,4 anni in meno gli uomini,  1 anno per le donne) e 150 miliardi di Pil, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza assegna ai temi del decentramento dell’assistenza e cura, all’inclusione sociale, all’invecchiamento attivo ingenti quantità economiche e indirizza progettualità specifiche non solo nella Missione 6, espressamente dedicata ai temi salute con uno stanziamento di 3 miliardi di euro per l’assistenza domiciliare, ma anche negli altri capitoli, come nella Missione 5 (lavoro e coesione) con 300 milioni di euro destinati alla riconversione delle Residenze sanitarie assistite e case di riposo, o con gli 830 milioni destinati alle aree decentrate, altrimenti destinate a declino demografico, per il potenziamento dei servizi e delle infrastrutture sociali. A questi si potranno aggiungere altri capitoli di bilancio relativi alla Missione 1 (digitalizzazione PA e competitività del sistema produttivo), o alla Missione 4 (Università e Ricerca ), nei temi di trasferimento dalla ricerca all’impresa. Da ricercatore che ha dedicato, e ancora dedica, molte energie e pensiero allo sviluppo delle tecnologie che… CONTINUA>>


Articolo estratto da Panorama della Sanità – n. 6 Giugno 2021

Smart Specialization Strategy - Panorama della Sanità 6-2021Smart specialization strategy

Slancio trasformativo e lettura dei bisogni: una nuova sfida per l’HealthTechnology Assessment per governare l’innovazione

di Elisabetta Anna Graps

Siamo a una svolta epocale per diversi motivi: tentiamo di superare l’urto di una pandemia che ci ha mostrato l’utilità di pensare al nostro Servizio sanitario nazionale in termini di resilienza e al contempo possiamo pianificare investimenti che possono determinare la trasformazione del nostro Ssn. La transizione al secondo settennio di programmazione della Strategia di Specializzazione Intelligente europea, o Smart Specialization Strategy (S3) ne è un esempio. Il momento è quindi quello giusto per porsi qualche domanda: quanto è stata “smart” la passata S3? Quanto potrà esserlo la prossima?

Nel 2012, la Commissione europea ha introdotto il concetto di S3 nella Politica di Coesione dell’Ue 2014-2020 come “condizionalità ex ante” per le regioni europee per ottenere finanziamenti per ricerca e innovazione dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Specializzazione Intelligente è un concetto di politica dell’innovazione basata sui territori, ai quali viene chiesto di scoprire la propria “imprenditorialità” e vocazione all’innovazione, secondo una presa di coscienza senza precedenti delle proprie risorse (umane, tecnologiche, scientifiche). Questa capacità di analisi, in particolare nel settore salute, deve accompagnarsi all’abilità di intercettare l’innovazione, di valutarne l’impatto ed evidenziarne i gap, di dialogare con le istituzioni, i cittadini, le imprese, il mondo della ricerca. In definitiva, anche nella definizione della S3 un approccio metodologico multidimensionale come per l’Hta.
Siamo stati capaci di usarlo in passato? Saremo in grado di farlo nella prossima programmazione? CONTINUA>>


Articolo estratto da Panorama della Sanità – n. 5 Maggio 2021

Grande è la confusione sotto il cielo PS5-2021

Grande è la confusione sotto il cielo

Certificato, passaporto, pass. Inizia il caos concettuale e comunicativo della politica Ue e italiana che disorienterà ulteriormente i cittadini che, alla fine, rimarranno delusi e saranno inviperiti

di Carlo Favaretti

Il commissario Ue Breton ha affermato: “passaporto sanitario dal 15 giugno”. Il ministro Speranza ha annunciato: “Il Green Pass europeo connesso alle vaccinazioni è la strada giusta per ricominciare a viaggiare in sicurezza”.
Questi annunci si riferiscono alla proposta di rilascio di certificati interoperabili che attestino vaccinazione, test e/o guarigione con l’obiettivo di salvaguardare il principio di libera circolazione e residenza dei cittadini europei oggi limitato dalla pandemia sulla base di restrizioni nazionali.
Per rispettare il principio di proporzionalità e non discriminazione la proposta terrebbe conto del fatto che bambini e adolescenti non possono oggi essere vaccinati e che alcuni adulti non possono essere sottoposti a vaccinazioni per ragioni biologiche. La proposta regolatoria, quindi, prevede non solo certificati di vaccinazione, ma anche documenti attestanti la negatività di test diagnostici, nonché attestati di guarigione da una precedente infezione da Sars-CoV-2.
Se le parole hanno un significato, tuttavia, la proposta in discussione parla di certificato e non di passaporto! Per meglio intendersi: un certificato è un documento rilasciato da un soggetto competente che documenta l’attendibilità di un dato, nel nostro caso riferito a una persona; un passaporto è un documento di identità valido per il passaggio da uno Stato all’altro (anche se tale passaggio può essere comunque regolato, per esempio da un visto).
Poiché un certificato deve documentare l’attendibilità di un dato, il problema è stabilire che tipo di dato sia certificabile… CONTINUA>>


Articolo estratto da Panorama della Sanità – n. 4 Aprile 2021

Non sprechiamo una crisi

Gli screening oncologici rientrano tra i livelli essenziali di assistenza e rimangono un diritto delle persone, pur in un periodo critico come quello che collettivamente stiamo vivendo in cui hanno purtroppo subito una preoccupante battuta d’arresto

di Carlo Senore, Paola Mantellini

Nel periodo del lockdown nazionale, l’attività è stata quasi ovunque sospesa, assicurando solo gli approfondimenti diagnostici per i soggetti positivi al test e gli esami di follow-up, e anche nella fase di ripresa si è registrata una riduzione delle risorse disponibili che continua tuttora.
Le misure atte a contrastare il rischio infettivo per gli utenti e gli operatori hanno determinato una nuova scansione degli appuntamenti, dilatando il tempo necessario per l’erogazione di ogni prestazione, con conseguente riduzione del volume di attività a parità di orario. Gli spazi disponibili si sono ulteriormente ridotti per la chiusura di punti di erogazione, collocati in strutture convertite in presidi Covid, e per l’assegnazione a funzioni legate alla gestione dell’emergenza pandemica (contact tracing o supporto per la gestione clinica dei pazienti Sars-CoV-2) di personale originariamente dedicato allo screening, solo in parte riallocate alla loro attività nelle fasi di minor pressione della pandemia.
L’impatto delle scelte operate per la gestione dell’emergenza sull’attività e sugli esiti dei programmi di screening è documentato dal sistema di monitoraggio nazionale dell’Ons. I dati più recenti indicano che non vi è stato un recupero del ritardo accumulato nella prima fase, che si è anzi, in alcuni casi, accentuato…CONTINUA>>


Articolo estratto da Panorama della Sanità – n. 3 Marzo 2021

Cinque secoli e ancora abbiamo paura degli epidemiologi

Per chi si occupa di Hta è immediato e scontato ricordare la complessità del termine SALUTE. Abbiamo da tempo messo a sistema le innovazioni strutturali ma rimangono ancora valide le norme di contumacia, oggi rinominata quarantena, come primo elemento di contrasto al “morbo”. Persistono invece, le stesse difficoltà a riconoscere il bene della salute dei cittadini e la sua supremazia sui valori economici
di Giandomenico Nollo

La storia delle epidemie è una storia lunga come quella dell’uomo, e esempi importanti hanno attraversato la nostra penisola lasciando tracce storiche e culturali rilevanti. La repubblica di Venezia con la sua intensa  attività mercantile è stata particolarmente colpita da successive ondate epidemiche, pestilenziali in primo luogo. Così dalla storia di Venezia emergono le prime osservazioni strutturate delle cause del diffondersi della epidemia, della necessità di dotarsi di un’articolata strategia sanitaria e le conseguenti azioni via, via concretizzatasi nei secoli: chiusura delle frontiere coi paesi infetti, misure di contumacia per chi da questi proveniva, isolamento di quartieri, costruzione (1423) di Ospedali di stato ad alto isolamento (Lazzaretto Vecchio e Nuovo), e l’istituzione del Magistrato alla Sanità (1485), composto da tre Provveditori con incarico non retribuito da rinnovarsi ogni anno. Che non vi fosse grande entusiasmo nel ricoprire tale carica, lo dimostra la sanzione di 2000 ducati e altre più onerose, per coloro che avessero rifiutato l’incarico. Negli anni successivi a questo mandato furono associati investimenti per la creazione di un ufficio con un braccio operativo armato e una burocrazia dedita, alla sorveglianza delle entrate e uscite di persone e cose dai Lazzaretti… CONTINUA>>


Articolo estratto da Panorama della Sanità – n. 2 Febbraio 2021

Vaccini, averli scoperti non basta

Il governo delle tecnologie è un tema sempre più complesso, essere preparati (preparedness) richiede una convergenza di saperi, risorse e competenze molto varie… non basta saper acquistare
di Giandomenico Nollo

Ancora una volta l’approvvigionamento delle tecnologie si è dimostrato uno degli elementi critici della catena di risposta alla pandemia. Lo scorso anno è stata la volta di tecnologie umili come le mascherine o, a non alto contenuto innovativo, come respiraessere tori e maschere facciali, questa volta tocca ai vaccini. Sviluppati a tempo di record, facendo finalmente leva su una unità di intenti tra pubblico e privato, facevano ben sperare per una possibile uscita dal tunnel entro l’autunno. Unità di intenti che sembra si sia rotta e stia mostrando le corde, ora che dovremmo essere nella più tradizionale e sicura fase di produzione e distribuzione. Molto probabilmente in un paio di settimane la crisi rientrerà e, almeno per Pfizer, la produzione potrà anche recuperare i ritardi di fornitura. Via il punto, dipendere da mercati esterni può respiraessere costoso per la salute, l’economia e infine per la tenuta sociale del Paese. In questo non siamo soli, né possiamo pensare di cavarcela da soli, serveunpianosovranazionale per garantire la necessaria capacità di sviluppo e produzione di tecnologie sanitarie. Un sistema industriale flessibile capace di spingere su l’una o l’altra produzione è più facilmente ottenibile se costruito in rete, sfruttando le competenze industriali già presenti, ma sottoposto a regole di garanzia ed equità di approvvigionamento che non privilegi uno Stato, né lasci indietro nessuno… CONTINUA>>


Articolo estratto da Panorama della Sanità – n. 1 Gennaio 2021

Metodologia e integrazione

Non c’è solo la creazione dell’Agenzia nazionale di Hta fra le mete da raggiungere per la Società Italiana di Health Technolo gy Assessment. Il nuovo presidente SIHTA traccia la linea per i prossimi anni
di Elisabetta Gramolini

Francesco Saverio Mennini, neo Presidente della società scientifica, illustra in questa intervista gli obiettivi, fra i quali la necessità di incentivare un percorso di HTA anche per il mondo dei dispositivi medici e lo sviluppo dei rapporti, oltre  che a livello locale, a livello internazionale, un maggiore coinvolgimento di giovani ricercatori (appartenenti tanto al mondo della ricerca che al mondo industriale), una maggiore collaborazione con le associazioni dei pazienti e mantenendo ed accrescendo le altre attività di supporto e collaborazione con le Istituzioni Pubbliche e Private già in essere.

Presidente, uno degli obiettivi per il futuro che la SIHTA si pone è l’istituzione della Agenzia nazionale di Health Technology Assessment (AIHTA)? Nonostante la creazione di un unico soggetto fosse auspicata nel Patto della salute, ad oggi, l’architettura dell’HTA in Italia mostra delle criticità, principalmente legate, come emerso soprattutto nell’ultimo anno a seguito dell’emergenza Covid, alla frammentazione delle responsabilità e delle competenze. Dal nostro punto di vista, l’istituzione di una Agenzia potrebbe promuovere le logiche di HTA ampiamente condivise nella comunità scientifica al fine di garantire il “governo” dell’innovazione ed assicurare ai pazienti un accesso rapido alle tecnologie efficaci… CONTINUA>>