La vera sfida del XXI secolo non è produrre più conoscenza, ma costruire ecosistemi capaci di trasformarla
in valore economico e sociale
L
a conoscenza è oggi universalmente riconosciuta come uno degli asset fondamentali per lo sviluppo di un Paese. Tuttavia, produrre conoscenza e trasformarla in valore sono aspetti distinti, che introducono la differenza tra economia della conoscenza e società della conoscenza. Nel primo caso la conoscenza è considerata un fattore produttivo, alla base della crescita economica attraverso la sua creazione, diffusione e applicazione; nel secondo rappresenta una risorsa più ampia, orientata allo sviluppo umano, sociale, culturale e istituzionale. In questa prospettiva, l’economia della conoscenza costituisce una componente essenziale della società della conoscenza: una società che investe in istruzione, ricerca e innovazione crea le condizioni per lo sviluppo economico, mentre un’economia innovativa genera le risorse necessarie per alimentare nuova conoscenza e progresso sociale.
Affinché ciò avvenga è necessario un processo di trasformazione della ricerca in valore: questo è il significato più attuale del concetto di innovazione. L’innovazione rappresenta infatti il ponte tra la produzione di nuova conoscenza e la sua traduzione in prodotti, servizi e modelli organizzativi capaci di generare un impatto concreto per imprese, pubbliche amministrazioni e società. Oggi, tuttavia, il principale collo di bottiglia non è più la capacità di produrre nuova conoscenza, bensì quella di trasformarla in valore economico e sociale.
Nella ricerca del valore non è più sufficiente chiedersi “Possiamo farlo?”. È necessario rispondere a domande più profonde: “Dobbiamo farlo?”, “Per chi crea valore?”, “Quali conseguenze produce?”. L’innovazione non può quindi essere valutata soltanto in termini di novità tecnologica, ma deve essere sostenibile, etica, inclusiva e socialmente accettabile…
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dal numero di Settembre di PANORAMA DELLA SANITA’
