Ragioniamo su percorsi condivisi
Riportiamo integralmente, l’intervista rilasciata a Panorama della Sanità dal presidente Giandomenico Nollo riguardo le critiche che stanno montando attorno alle raccomandazioni Agenas sull’impiego dei sistemi di chirurgia robotica in chirurgia generale, ginecologia e urologia, adottate dalla Cabina di regia Hta
Qualche giorno fa la Sihta (Società Italiana di Health Technology Assessment) aveva scelto di inviare una lettera aperta al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, mossa dagli allarmi lanciati a mezzo stampa da alcune società scientifiche che in buona sostanza ‘bocciavano’ le raccomandazioni Agenas sull’impiego dei sistemi di chirurgia robotica in chirurgia generale, ginecologia e urologia, adottate dalla Cabina di regia Hta. La decisione di intervenire pubblicamente scaturiva dalla precisa volontà di offrire un contributo chiarificatore su questioni di rilievo per la governance delle politiche sanitarie. A distanza di giorni, tuttavia, le polemiche attorno al report non accennano a diminuire, anzi sembrano intensificarsi e noi abbiamo chiesto al presidente Nollo di approfondire la questione.
Hta e robotica. Si sta alzando un polverone. Riavvolgiamo il nastro: escono delle raccomandazioni molto dettagliate. Perché sono in molti a non sembrano contenti?
È sempre difficile allineare la norma con l’innovazione. Lo è in particolare in questo decennio di rutilante trasformazione tecnologica. Il chirurgo come ogni professionista ha la giusta ambizione alla progressione, alla sperimentazione e applicazione tempestiva di ogni avanzamento scientifico e tecnologico. Tuttavia, non possiamo declinare al ruolo normativo a garanzia della salute del cittadino e della sostenibilità del sistema. Questo iato tra norma e realtà produce un fisiologico attrito fra innovatore e conservatore. Entrambi corretti, ognuno nella rappresentazione del proprio ruolo.
Si parla esplicitamente di rischio per l’Italia di ‘restare indietro’. Secondo lei questo è verosimile?
Assolutamente no. L’esito di un report Hta, come ogni altro prodotto scientifico, rimane vero fino a che un nuovo modello non lo smentisce. Ciò che dobbiamo fare è procedere con il passo della scienza, lavorare per confutare l’ipotesi e dimostrare con metodo e rigore le nuove verità.
Uno dei nodi riguarda il bilanciamento tra evidenze scientifiche disponibili e necessità cliniche reali nelle raccomandazioni prodotte. Che si fa?
Questo è il tema. Come possiamo conciliare la scarsità di prove con le esigenze di avanzare nella pratica e nella conoscenza? Vale per la Robotica Chirurgica, come per altre tecnologie diagnostiche o terapeutiche in rapida evoluzione, dobbiamo attivare percorsi virtuosi in cui la numerosità dei casi si ottiene da una raccolta multicentrica, attraverso codici identificativi unici, percorsi armonizzati e condivisi. La Robotica Chirurgica è una tecnologia multi purpose, per definizione e costruzione, questa allo stesso tempo è la sua forza e la sua debolezza. C‘è inoltre un problema di formazione degli operatori, la curva di apprendimento non è particolarmente lunga, ma nella dispersione e frazionamento delle tipologie di intervento, anche questo è un tema da tenere in considerazione. In questo contesto è difficile costruire corpus documentali solidi per numerosità e omogeneità di indicatori. Serve una regia condivisa e una raccolta dati che sappia produrre evidenze in tempi brevi e largamente accettati dalla più ampia comunità scientifica.
La robotica comunque rappresenta un futuro che non aspetterà noi. Quali strumenti propone SIHTA per centrare gli obiettivi?
Mi riallaccio a quanto detto sopra, metodo e rigore scientifico. Dobbiamo identificare percorsi virtuosi in cui la larga messe di Robot Chirurgici già installati e operativi possa divenire una unica piattaforma nazionale di produzione di evidenze scientifiche. Come Sihta siamo, lo abbiamo già detto, a disposizione per lavorare su questo ovviamente in collaborazione con le altre società scientifiche interessate e coinvolte da questo tema. Credo che Agenas, forte anche del tesoretto a sua disposizione potrebbe favorire un progetto di questo tipo e dare le necessarie garanzie istituzionali perché questo divenga un grande progetto nazionale, capace non solo di dirimere la questione posta con questo primo report del Programma Nazionale Hta Dm, ma divenire un paradigma operativo per l’introduzione di tecnologie in rapida evoluzione (tipicamente quelle basate sulla Ict). Non per bypassare le modalità di analisi Hta, ma per colmare il fisiologico gap di conoscenza in un corso d’opera funzionale a ridurre i tempi di sperimentazione, a garanzia del sostegno dell’innovazione tecnologica e clinica, pur nel rispetto del limitato budget nazionale disponibile, ma soprattutto a beneficio di cittadini e pazienti.
Chiudiamo in prospettiva: prossimo passo?
Mi piacerebbe trovare il consenso su questo punto da parte di tutti gli stakeholder, dagli sviluppatori/distributori, ai professionisti, ai cittadini e pazienti e veder risuonare su questa proposta le istituzioni, Cabina di Regia e Agenas in primis. Lavorare tutti assieme a percorsi condivisi sarebbe un bel segnale di modernità.












